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Letto, visto e ascoltato per voi
Contro l'epoca della modernità
Francesco Germinario :: 24 09 07 :: 21:15 T.U.

Julius Evola, I testi de "La Vita Italiana"

Per quanto ne sappiamo, questa raccolta di scritti costituisce la più significativa iniziativa editoriale mai realizzata dalle varie case editrici del radicalismo di destra in Italia. E' una raccolta condotta con criteri editoriali e un ordine filologico e tipografico (il culto spengleriano della Forma, di cui è cultore l'editore)[...] Un'occhiata ai numeri: due poderosi tomi, per un totale di più di mille pagine; 135 saggi, note e articoli; dodici anni di una collaborazione iniziata nel 1931 e conclusasi col fascicolo della rivista uscito nel luglio del 1943, qualche giorno prima del 25 luglio. "La Vita Italiana", pur non essendo una rivista "evoliana", bensì la testata che spesso aveva dato ospitalità ai vari scontenti del regime, è stata certamente la rivista cui Evola, nel corso della sua cinquantenaria milizia politica e intellettuale, ha collaborato più intensamente. Se ci è permesso un appello (absit iniuria), gli studiosi dell'antisemitismo e del fascismo, le biblioteche e la rissosa categoria degli evolomani siano celeri nell'acquisto dei due tomi perché sono stati stampati in cinquecento copie e rischiano di esaurirsi, malgrado il prezzo, solo apparentemente, proibitivo (si tratta pur sempre di più di mille pagine). E' del resto risaputo che non è possibile ricostruire la vicenda dell'antisemitismo fascista senza lo spoglio della rivista. E' il caso di aggiungere che non si possono analizzare l'antisemitismo di Evola e l'atteggiamento di quest'ultimo davanti al regime fascista prescindendo dalla sua collaborazione al mensile di Giovanni Preziosi.

I saggi introduttivi sono due: uno è dovuto a Piero Di Vona (Evola fra tradizionalismo e fascismo), l'altro è di un esponente del radicalismo di destra italiano, Massimo Pacilio, (Il "razzismo totalitario" di Julius Evola). [...]

A noi pare che, rispetto alle altre voci dell'antisemitismo fascista (i firmatari del Manifesto della razza, Interlandi e i redattori di "La difesa della razza", ecc.), quello evoliano risulti un antisemitismo coerente e rigoroso, in quanto sviluppa fino in fondo le implicazioni totalitarie dell'immaginario antisemita. Evola aveva ben chiaro, cioé, che la lotta contro l'ebraismo non poteva essere ridotta a quella contro l'ebreo, ma doveva porre capo a una rivoluzione totalitaria che desse vita all'"uomo nuovo". [...]

Fonte: "L'indice" n. 7/8, luglio-agosto 2006


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